Guida Terapia ad onde d’urto

DALLA LEGGENDA ALLA STORIA

È un racconto avvincente, quello delle onde d’urto, intriso di ingredienti degni di un romanzo d’avventura. Il prologo si colloca durante la seconda guerra mondiale ed il primum movens, come spesso accade per le grandi scoperte, deriva da un insieme di eventi casuali. Si racconta che un Ufficiale Medico della Marina, conservando spirito di osservazione anche in quei frangenti rischiosi, registrò una strana coincidenza. Allora era noto che i marinai imbarcati nei sottomarini andavano frequentemente incontro a calcolosi urinaria. Era come una malattia professionale, dovuta alla disidratazione conseguente alle poche scorte di acqua e alla dieta a base di alimenti essiccati. Il merito del medico fu quello di collegare l’esplosione delle bombe di profondità in vicinanza del sottomarino all’insorgenza di coliche renali, in quei marinai. Annotò che lo scuotimento che le esplosioni provocavano, disgregavano e mobilizzavano i calcoli renali, nei soggetti che ne erano portatori. La leggenda termina qui. D’ora in avanti tutto procederà secondo i rigidi protocolli della ricerca scientifica.Lentamente, passo dopo passo, diverse equipe di scienziati hanno dato il loro contributo a meglio conoscere le potenzialità terapeutiche della metodica. E la corsa, almeno a giudicare da recenti acquisizioni, pare essere ancora assai lontana dallo striscione del traguardo.

Il primo generatore di onde d’urto della storia, risale al 1947, quando F. Rieber ne realizza un prototipo, prospettandone un utilizzo nel trattamento delle neoplasie cerebrali. È solo negli anni ’60, però, che gli studi sulle onde d’urto entrano nel vivo, riproponendo l’accostamento originale con la urolitiasi. Il 1971 è un anno chiave per le onde d’urto: Hausler e Kiefer dimostrano sperimentalmente la possibilità di impiegare queste onde per distruggere le concrezioni calcaree delle vie urinarie. Inizia la corsa verso il momento decisivo, che arriva nel febbraio 1980, al Grosshadern Hospital di Monaco, quando il primo paziente affetto da calcolosi delle vie urinarie fu sottoposto al trattamento di Extracorporeal Shock Waves Lithotripsy (ESWL). Non è difficile comprendere i motivi che portano la litotrissia ad imporsi rapidamente come “gold standard” nel trattamento delle patologie litiasiche delle vie urinarie. L’idea di poter distruggere con precisione le strutture bersaglio presenti all’interno dell’organismo, senza danneggiare i tessuti circostanti, rappresenta infatti un progresso enorme rispetto all’intervento chirurgico, rimasto a lungo l’unica opzione terapeutica nelle calcolosi resistenti alle cure mediche. È per questo motivo che negli ultimi venti anni sono ormai diversi milioni i soggetti trattati con successo in tutto il mondo. L’impiego delle onde d’urto sembrava ormai codificato e limitato alla litotrissia, quando un fatto nuovo ha spalancato ancora una volta le porte alla ricerca scientifica, prospettando l’utilizzo delle onde in un ruolo diverso da quello di semplici forze distruttrici. Anche in questo caso la scoperta origina da un’osservazione casuale. Ad un controllo radiologico, effettuato a distanza di due mesi da una seduta di ESWL per un calcolo dell’uretere distale, furono evidenziati, dal radiologo, alcuni segni di irregolarità sulla superfice dell’osso iliaco del paziente. Gli interrogativi hanno trovato in fretta una soluzione. Per colpa di un errato puntamento, le onde d’urto avevano mancato il bersaglio e, dopo aver attraversato i tessuti molli, erano finite sulla corticale dell’osso. L’effetto lesivo originale doveva essere stato il presupposto per la risposta osteogenica riparativa, di cui il reperto radiologico riportava fedelmente l’esistenza. Pertanto, verso la metà degli anni ’80, gli studi sono ripresi ed hanno aperto nuovi orizzonti sulle effettive potenzialità terapeutiche delle onde d’urto. Le prime applicazioni sull’osso in campo umano vennero eseguite all’inizio degli anni ’90. Nel 1991 Valchanou e Michailov descrissero il consolidamento di 70 pseudo- artrosi su 82 trattate. Risultati analoghi vennero riportati nel 1992 da Schleberger e Senge. Si riuscì ad ottenere la formazione di callo osseo efficace entro 6 settimane dall’applicazione di onde d’urto, senza che si verificassero lesioni a tessuti vicini. Tra i primi a studiare l’effetto delle onde d’urto in ortopedia fu Haist a Francoforte, che ebbe il merito di introdurre questa metodica nella pratica clinica quotidiana, rimanendo nel tempo un punto di riferimento per i cultori della materia. In Italia le prime applicazioni cliniche furono condotte all’Università di Napoli, sulle pseudoartrosi di scafoide carpale, nel 1995. Il nostro Centro di Verona ha iniziato l’utilizzo di questa terapia nel 1997.Sempre nella prima metà degli anni ’90 vennero iniziati, con successo, i trattamenti di alcune patologie tendinee a bassa energia. Da allora i progressi sono stati galoppanti, grazie al sempre maggiore sviluppo della ricerca.

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